Primi germogli di ripresa: gli insoluti frenano ma gli importi medi dei mancati pagamenti superano del 63% i livelli pre-crisi

24.02.2015
 

Report Euler Hermes dei mancati pagamenti, per settore e Regione.

Milano, 24 Febbraio 2015. Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti, presenta i dati dell’edizione 2015 del Report Mancati Pagamenti, una ricerca trimestrale sui trend dei debiti non onorati delle imprese italiane. Un’attenta analisi condotta su ogni singola Regione, comprensiva di un approfondimento per i diversi settori merceologici che ha come base il monitoraggio giornaliero dei pagamenti, tratto dalla banca dati proprietaria, costituita da oltre 450.000 aziende.

 

I mancati pagamenti delle imprese italiane nel 2014, nel mercato domestico, segnano rispetto all’anno precedente un calo sia sul fronte della frequenza (- 30%) sia della severità (-8%). Per le transazioni commerciali tra imprese italiane ed estere, il calo della frequenza è stato del 16%, mentre, la severità è rimasta stabile (+1%). A destare maggiore preoccupazione tra i dati consuntivo 2014 è il livello degli importi medi che, rispetto al 2007 (pre-crisi),  è ancora superiore del 63% sul mercato domestico e del 57% nell’export.

 

Contrazione economica, consumi deboli, credit crunch finanziario e investimenti deboli sono le principali componenti  che hanno contribuito a indebolire lo stato di salute delle imprese italiane anche nel 2014. Il trend in diminuzione dei mancati pagamenti riflette in pieno il rallentamento dell’intera economia nazionale e non rappresenta un reale miglioramento degli scambi commerciali tra le aziende” – afferma Ludovic Subran, capo economista Euler Hermes.

 

I mancati pagamenti delle imprese: regioni e settori

 

Entrando nel dettaglio regionale, la Valle d’Aosta è l’unica regione che ha ancora entrambi gli indicatori dei mancati pagamenti in accelerazione, mentre, Trentino Alto Adige e Toscana raddoppiano la severità degli importi, rispettivamente nelle province di Trento, Lucca e Livorno, impattate dagli andamenti negativi delle commodities (distribuzione petrolifera) e del comparto cartario. Tra i settori segnali molto positivi arrivano da agroalimentare e chimica farmaceutica che fanno segnare, per il secondo anno consecutivo, un confortante (e a doppia cifra) segno meno. Il comparto tessile registra un forte miglioramento in particolare nei confronti del pre-crisi del 2007, dopo la selezione naturale che ha comportato nell’ultimo ciclo la fuoriuscita dal mercato delle aziende marginali e di piccole dimensioni. In ripresa meccanica e siderurgia le cui aziende, più di altri comparti, hanno nell’ultimo biennio lavorato su processi di riorganizzazione e di ristrutturazione interna, a beneficio dei conti aziendali e dei mercati di sbocco.

 

L’andamento dei mancati pagamenti, registrato nel 2014, soprattutto nel mercato domestico, consolida secondo le nostre valutazioni una tendenza emersa negli ultimi due esercizi. Da un lato le aziende italiane hanno dimostrato di saper ben gestire la liquidità, destinandola alla gestione ordinaria e di breve termine per il business; dall’altro però, la crisi congiunturale ha comportato la concentrazione delle transazioni commerciali su un numero minore di aziende presenti sul mercato, con l’effetto finale di amplificare la severità degli insoluti, anche con riferimento a relazioni commerciali consolidate – dichiara Massimo Reale, Direttore Information & Grading Euler Hermes Italia.

 

Outlook 2015

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Il 2015 dovrebbe segnare la fine della recessione in Italia dopo tre anni, con il PIL che timidamente si affaccerà in zona positiva (+0,3%) grazie alla ripresa dei consumi interni e al costante traino dell’Export (+ 2,6%),  sostenuto da un esercito di circa 214 mila imprese esportatrici. Nel 2015 si attendono oltre 10 miliardi di export addizionale, proveniente principalmente dai partner storici come Francia e Germania, grazie ai benefici del QE e dagli USA e Svizzera, dove la svalutazione dell’euro genererà ulteriori benefici per le imprese export oriented. La crescita estera si registrerà principalmente nella meccanica, tessile, food e la chimica. Bisogna tenere conto, inoltre, del perdurare delle sanzioni sulla Russia, ma le imprese italiane hanno già intrapreso un percorso di delocalizzazione dei mercati, sui quali esportare il made in Italy, come ad esempio, Polonia e Romania. In aumento è atteso l’indice di fiducia delle imprese e delle famiglie che farà ritornare in terreno positivo l’indicatore dei consumi. Gli investimenti saranno ancora deboli, mentre, la leva finanziaria sarà meno sotto pressione, a partire dal secondo semestre del 2015.

 

In Italia sia i giorni di incasso di un credito (DSO), attesi a quota 111 giorni, sia i mancati pagamenti sia le insolvenze aziendali (-2%), dovrebbero segnare un lieve miglioramento nel 2015 così come il rischio di insolvenza delle controparti estere. Uniche eccezioni Russia, Repubblica Ceca e gli emergenti Brasile e Cina” – conclude Subran.

 
 

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