Un mercato automobilistico mondiale a due velocità. In Italia attese 1,8 milioni di immatricolazioni nel 2016.

20.09.2016
 

  • Nel 2016 il mercato automobilistico globale resta diviso: da una parte l’Europa, la Cina e gli Stati Uniti assistono ad una forte crescita del numero di immatricolazioni, dall’altra l’India segna il passo, il Giappone slitta, mentre sia la Russia che il Brasile continuano la caduta vertiginosa. Le politiche pubbliche (incentivi fiscali, politica monetaria, rischi politici) decideranno le dinamiche di numerosi mercati.

  • Malgrado i risultati positivi, i costruttori sono bloccati fra il rallentamento della produzione (+2% nel 2016 e +1% nel 2017) ed un fortissimo bisogno di investimenti per assicurarsi un futuro indipendente e senza carbonio.

  

Euler Hermes, società del gruppo Allianz e il leader mondiale dell’assicurazione crediti, ha appena pubblicato uno studio sul settore automobilistico dal titolo “Paraurti pubblici per il mercato automobilistico”, che riporta le previsioni di crescita delle vendite rispetto alle immatricolazioni per gli anni 2016 e 2017 e descrive le varie sfide del mercato dell’automotive. Sarà un mercato mondiale a due velocità nel 2016 a causa dell’incertezza economica e politica dei paesi emergenti.

“La caduta ininterrotta dei mercati brasiliano (-19% nel 2016) e russo (-11%) è molto netta: le immatricolazioni in meno di quattro anni hanno perso il 50%. Il contro shock petrolifero, la crisi finanziaria e le incertezze politiche costano caro alla Russia e al Brasile, ancora in recessione così come i rispettivi settori automobilistici” spiega Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes. Le immatricolazioni in India (+1%) e Turchia (-1%) hanno subito una forte battuta d’arresto nel 2016. Nonostante una popolazione di oltre un miliardo di persone, l’India vende annualmente solo 2 milioni di veicoli. I costruttori cercano di sostenere il mercato con un’offerta “ultra low-cost”, ma sono ostacolati dal basso potere d’acquisto delle famiglie e dalle limitate infrastrutture viarie. In Turchia l’instabilità politica ha creato un clima di incertezza che non favorisce la ripresa delle vendite. Per quanto riguarda il Giappone, il mercato automobilistico è volatile da diversi anni per molte ragioni, a partire dal corso dello yen fino agli incentivi economici. Dopo una caduta del -14% nel 2015 dovuta all’aumento dell’IVA, nel 2016 si prevede una stabilizzazione delle immatricolazioni giapponesi. Per il 2017 è attesa addirittura una crescita delle vendite, grazie allo slittamento al 2019 dell’aumento dell’IVA inizialmente previsto per aprile 2017.

 

Il 2016 segnerà per il terzo anno consecutivo una crescita delle vendite per il mercato automobilistico europeo, con un aumento previsto del +5,5%. Tutti i paesi europei contribuiranno alla buona prestazione dell’area.

 

L’Italia e la Spagna cercano di afferrare la ripresa, con vendite in risalita a doppia cifra, comunque sempre inferiori al livello ante crisi. Migliori i risultati per Francia (+6%) e Germania (+5%), che dovrebbero finalmente riportarsi sui livelli precedenti la crisi. Infine le immatricolazioni nel Regno Unito dovrebbero raggiungere un  picco di circa 2,6 milioni di unità. In tutti i casi la prudenza è d’obbligo, poiché il 2017 potrebbe rivelarsi un anno di stagnazione, specialmente per i mercati britannici e spagnoli, con una possibile diminuzione delle vendite del -10% dovuta, rispettivamente, alla Brexit e alla fine degli incentivi alla rottamazione.

Per gli Stati Uniti si prevede un anno record: “Con 18 milioni di auto vendute, il mercato americano raggiungerà nel 2016 un picco storico. Il paese continua a beneficiare del contro shock petrolifero e dello slittamento sine die dell’aumento dei tassi di interesse da parte della Fed e quindi si appresta ad entrare nel settimo anno consecutivo di crescita delle immatricolazioni (+1%). In ogni caso, la fine programmata di questi sostegni dovrebbe comportare nel 2017 una contrazione del mercato del -2%” spiega Ludovic Subran.

La Cina, primo mercato automobilistico del mondo, ha riportato nel 2015 una netta diminuzione delle vendite. L’intervento immediato del governo attraverso il taglio dell’IVA sulle autovetture piccole e medie ha ridato fiato al mercato, che nel 2016 è tornato a crescere (+8%). Questa strategia dovrebbe ripetersi nel 2017, con un nuovo sostegno alle immatricolazioni (+5%).

 

L’eccellenza della componentistica automotive vale circa €40 miliardi in Italia

 

Nei primi sei mesi la produzione di autoveicoli in Italia è cresciuta del 10% rispetto all’anno scorso, per un totale di 573.000 unità. Dopo 17 mesi di crescita a due cifre le immatricolazioni hanno rallentato a luglio (+2%) per poi riaccelerare ad agosto. La domanda interna è cresciuta nei primi otto mesi dell’anno di oltre il 17% rispetto a un anno fa, per un totale di oltre 1,2 milioni di nuove immatricolazioni. Possibile, quindi, il traguardo di 1,8 mln di nuove immatricolazioni a fine 2016 dopo gli oltre 1,5 mln del 2015, anche se si è ancora lontani dai livelli pre-crisi (2.4 mln di immatricolazioni nel 2007).

“Il settore nel suo complesso – dichiara Massimo Reale, Direttore Rischi Euler Hermes Italia -  conferma anche nel 2016 la sua vivacità, trainato dalla domanda interna e dalla tenuta dei mercati europei e nord americani; il tutto fa presagire un 2017 positivo però meno brillante dei precedenti,  dove saranno ancora premiate le mini-car e il lusso a portata di famiglia, mentre l’auto elettrica stenta a decollare. I margini economici per le aziende sono attesi in terreno positivo.”

 

Nei componenti l’Italia possiede la leadership tecnologica. I volumi sono in costante crescita dal 2014 per il comparto che vale oltre 40 miliardi di euro ed esporta metà della produzione.

 

“La buona performance della componentistica si deve agli investimenti che negli ultimi anni le aziende italiane hanno saputo effettuare in tecnologia e qualità dei materiali, confermando quindi l’assoluta leadership in Europa. Dal punto di vista finanziario, il buon stato di salute si conferma dai tempi di incasso che si mantengono sotto i 60gg, così come avviene per le case automobilistiche. Un risultato ancora più positivo considerando che oltre la metà del tessuto imprenditoriale delle aziende è costituito da ditte familiari, capaci di investire sia sulle reti di vendite ma soprattutto sul ricambio generazionale interno, diversamente da quanto avvenuto nel passato – conclude Reale.”