La produzione vinicola si è confermata nel 2013 il driver della crescita export del Made in Italy.

11.04.2014
 

Territorialità, qualità e strategie finanziarie saranno il giusto mix di azioni per continuare a crescere sui mercati internazionali.

Wine
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Verona, 09 Aprile 2014Si è svolto oggi presso il Centro Congressi Arena, in occasione dell’annuale manifestazione fieristica “Vinitaly”, il convegno dal titolo Produzione  vinicola: driver della crescita export del Made in Italy. Nuove opportunità e garanzie a sostegno per una crescita profittevoleche ha visto coinvolte le Istituzioni/Associazioni del settore, aziende del comparto vinicolo insieme a  testimonianze di esperti.

 

Durante l’evento sono stati presentati i principali numeri del settore che nel 2013 ha visto crescere il fatturato del 3,1% rispetto al 2012 nonostante il rallentamento dei consumi. I prezzi hanno infatti segnato una crescita del 10%. Oltre 5 miliardi di euro è il fatturato export di vino (+7% rispetto al 2012) con oltre 20 milioni di ettolitri esportati. 

 

Questo andamento dimostra che c'è ormai da tempo un trend di consumo verso prodotti a maggior valore aggiunto e di qualità. Si beve meno in Italia ma si consuma meglio a dimostrazione che anche i nostri produttori hanno elevato la proposta di qualità ed i consumatori sono passati da un alimento ad un piacereha commentato Lamberto Gancia, Presidente Federvini.

 

La domanda dei mercati esteri del vino made in Italy, circa il 50% dell’intera produzione nazionale, continua a compensare il rallentamento del mercato interno e rappresenta la chiave per la crescita dell’intero comparto nei prossimi anni.

Michele Zonin, vice Presidente di Casa Vinicona Zonin, traccia un bilancio sull’andamento export nel 2013. “Nel breve e medio termine i mercati di riferimento rimarranno i classici: Inghilterra, Germania e Stati Uniti in primis. I Paesi Scandinavi avranno un ruolo sempre più rilevante, soprattutto per i vini rossi di struttura, così come accadrà al Canada. Tra i vini che hanno dato più soddisfazioni nel 2013 ci sono sicuramente quelli siciliani. Il Sud vitivinicolo d’Italia, infatti, ha un potenziale incredibile e all’estero ha ancora tanto da dire. Penso, ad esempio, al Nero D’Avola, che rappresenta esattamente il fascino del territorio e del brand Sicilia. Tra i vini bianchi isolani non posso, che citare l’Insolia. Anche il Salento non ha nulla da invidiare alla Sicilia, tanto da essere noto a tutti per le sue ricchezze agroalimentari e per il turismo d’eccellenza che offre, quanto per i suoi vini autoctoni come il Primitivo e il Fiano. Altra varietà sulla quale molte aziende hanno puntato è il Vermentino, destinato a diventare il nuovo Pinot Grigio, soprattutto in Europa Continentale e USA”.

 

Dietro il forte dinamismo del vino Made in Italy c’è la necessità di fare sistema  e creare le condizioni per presentare al meglio l’offerta nazionale sui principali mercati internazionali.  C’è bisogno di creare network e reti di impresa ma soprattutto di migliorare la qualità dell’offerta.

 

Massimo Gianolli, Presidente La Collina dei Ciliegi è intervenuto nel corso del dibattito portando la propria esperienza: “Il nostro Paese è costituito da un patrimonio di eccellenze unico, dovuto alle differenze culturali orografiche, geologiche, alla grande varietà di vitigni autoctoni, ma anche da un clima fortemente temperato. Tutti questi elementi, insieme, producono una miracolosa diversificazione di prodotti di altissima qualità anche spesso ad opera di piccole realtà produttive che in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando rischiano di scomparire. È la qualità dei nostri prodotti che può permetterci di distinguerci nel mondo, a partire dai mercati asiatici, i più attraenti in termini di potenzialità, ma anche i più complessi per la mancanza di cultura del bere vino. Le eccellenze italiane dovrebbero unirsi, forti del fattore comune ovvero la qualità dell’offerta, e aggredire il mercato estero utilizzando l’italianità come principale punto di forza”.

 

Sempre sul tema dell’offerta e della qualità del vino nazionale, Luca Gardini, Miglior sommelier del Mondo 2010, ha presentato la sua ricetta vincente: “E’ da diversi anni che giro  il mondo per “affermare” il Made in Italy enologico. Dal punto di vista produttivo siamo al primo posto insieme a Francia e Spagna  per qualità e quantità, ma abbiamo un problema strategico che non riusciamo a superare:  l’incapacità di fare sistema e una totale autoreferenzialità nel raccontare i nostri vini al mondo. Possibile che non abbiamo una guida italiana esportabile?”.

 

Un esempio di sinergia importante è stata poi presentata da Stefano Zanette, Presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco DOC: siamo lieti di annunciare l’avvio di una collaborazione con un partner importante come Euler Hermes, azienda che fa capo al gruppo Allianz, presente in 50 Paesi e leader mondiale dell’assicurazione crediti. Obiettivo del Consorzio è favorire i propri Associati nel più ampio ambito della tutela, sul fronte specifico della certezza di incassare i propri crediti in un momento particolarmente effervescente del mercato internazionale che vede crescere le vendite a doppia cifra, in alcuni Paesi anche tripla. Ciò comporta inevitabilmente anche un aumento dei rischi che le aziende spesso non possono permettersi.

Grazie alla convenzione siglata dal Consorzio Prosecco Doc con Euler Hermes, ora anche le  aziende di dimensioni medio-piccole potranno accedere a servizi cruciali di sostegno all’impresa nella prevenzione del rischio, indennizzo di eventuali perdite, recupero dei crediti".

L’evento ha rappresentato inoltre l’occasione per Euler Hermes, il leader mondiale dell’assicurazione crediti, di presentare una fotografia del settore analizzando gli insoluti tra le imprese. Massimo Reale, Direttore Fidi Euler Hermes Italia:sebbene il settore vitivinicolo presenti un livello di rischiosità non elevato, l’analisi effettuata sulle oltre 12.000 imprese vinicole italiane, ha mostrato che il comparto, in linea con i dati dei principali settori merceologici nazionali, ha fatto segnare nel 2013 una diminuzione del numero dei debiti non onorati ma un aumento degli importo medi che sono accelerati nel mercato interno ed estero rispettivamente del 50% e del 10%. I segnali del 2014 mostrano nel mercato domestico un trend dei mancati pagamenti ancora in lieve aumento sul fronte della severità degli importi mentre sul mercato export evidenziano un deciso miglioramento”.

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Trend dei mancati pagamenti nel settore vinicolo

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Fonte: Euler Hermes Italia – 2013/2012 – Frequenza= numero mancati pagamenti; Severità= importo medio dei mancati pagamenti

 

 

Vino: costo medio di un mancato pagamento per Regione

 
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Fonte: Euler Hermes Italia, dati 2013