Euler Hermes: crescita mondiale del PIL al 2,4% non impedirà l’aumento delle insolvenze aziendali nel 2016 (+1%)

11.10.2016
 

ROMA – 11 OTTOBRE 2016 Nonostante gli aumenti praticati dalla Fed americana, la liquidità globale continuerà ad essere estremamente abbondante, a causa dell’alleggerimento monetario concesso da altre banche centrali (BCE, BoE, BoJ, Cina). Questo è il parere di Euler Hermes, leader mondiale dell’assicurazione crediti, nell’analisi aggiornata del rischio relativo al terzo trimestre 2016. In ogni caso, la compagnia rileva che la crescita globale dovrebbe raggiungere il punto più basso nel 2016 (2,4%) e salire al 2,8% nel 2017, spinta dagli USA e dai mercati emergenti. Sarà però per il 7° anno consecutivo una crescita al di sotto del 3%.

 

“La liquidità globale dovrebbe restare abbondante a causa dell’ulteriore alleggerimento monetario concesso dalle principali banche centrali, nonostante l’aumento dei tassi da parte della Fed americana,” sostiene Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes. “Tuttavia, i tassi bassi e le politiche monetarie non sono assolutamente uniformi e di conseguenza la liquidità può spostarsi rapidamente da una regione all’altra, causando volatilità e turbolenze”.

 

In questo contesto, Euler Hermes identifica vari segnali d’allarme, provenienti dalle placche tettoniche regionali:

 

L’economia statunitense dovrebbe beneficiare della tenuta dei consumi, grazie ad un aumento di fiducia e degli investimenti privati. La maggiore attività economica allevierà le pressioni al ribasso per molti fornitori del settore industriale. Gli attesi rialzi della Fed hanno limitato l’impatto sulle valute dei mercati emergenti. Entrambi i candidati presidenziali sostengono la necessità di un pacchetto di misure di bilancio per supportare la crescita, prevista all’ +1,7% nel 2016 e al +2,2% nel 2017.

 

Le macropolitiche cinesi, elaborate con grande attenzione, sono volte al sostegno della crescita, prevista al +6,5% nel 2016 e al +6,4% nel 2017. Tuttavia, si prefigurano una minore domanda di beni stranieri, pressioni negative sui prezzi e tensioni finanziarie.

 

La crescita europea dovrebbe restare stabile al +1,6% grazie ad un migliore policy mix. Il Quantative Easing (QE) della BCE rappresenta la principale cintura di sicurezza per l’Europa e il piano Juncker è stato raddoppiato a 630 miliardi di euro. La regione si caratterizza per le molteplici incertezze politiche, fra cui la Brexit, le elezioni in arrivo e diversi punti di tensione.

 

I mercati emergenti si trovano ad affrontare situazioni diverse. La crescita prevista al +3,8% nel 2016 e al +4,4% nel 2017 contribuirà rispettivamente per 1,5% e 1,7% alla crescita globale. Mentre per il Brasile e la Russia si prevede l’uscita dalla recessione, diversi altri paesi, come Messico, Nigeria, Turchia o Venezuela subiranno l’impatto della stretta creditizia e crisi valutarie.

 

Principali “movimenti tettonici”, ovvero lo spostamento lento ma incessante della terra:

 

1. Nonostante la ripresa, la crescita globale è troppo debole da impedire l’aumento delle insolvenze, che nel 2016 sono previste in crescita nella maggior parte dei paesi emergenti e negli USA, mentre diminuiscono in Europa occidentale. A livello mondiale, le insolvenze dovrebbero aumentare per la prima volta dalla crisi finanziaria globale del 2009 (+1% nel 2016 e +2% nel 2017). Risalgono i fallimenti delle società di grandi dimensioni, sebbene nella prima metà del 2016 il numero delle insolvenze a livello globale non sia aumentato in maniera significativa rispetto allo stesso periodo del 2015. Le condizioni di pagamento non migliorano su scala mondiale: 1 su 4 imprese riceve i pagamenti dopo 3 mesi.

 

2. I prezzi delle materie prime dovrebbero restare bassi, con un effetto neutrale sulla crescita globale del 2017. Per quanto riguarda gli esportatori di materie prime, la situazione economica dovrebbe stabilizzarsi progressivamente dopo due anni di aggiustamenti.

 

3. Nel periodo 2016-2017, la crescita del commercio a livello globale dovrebbe risultare molto inferiore alla media ante crisi (+7%). Fra i fattori principali, gli shock sul lato della domanda (le attuali crisi in Brasile e Russia), gli aggiustamenti strutturali della domanda (riequilibrio in Cina, autonomia energetica in USA), una politica monetaria più severa negli Stati Uniti con conseguenti deprezzamenti valutari, l’aumento dei costi delle importazioni e del protezionismo.

 

“Nella prima metà del 2016 si registrano in tutto il mondo più di 350 misure protezionistiche, relative sia agli scambi di merci che di servizi,” aggiunge Subran. “Inoltre, il calendario elettorale mondiale, unito ad alcuni punti caldi politici e sociali, continueranno a generare turbolenze fino alla fine del 2017.”

 

L’eccesso di risparmio resta una sfida e un freno agli investimenti. Una somma pari a 7 trilioni di dollari americani resta invischiata nei bilanci, di cui 2 trilioni di dollari negli Stati Uniti. Eppure crescono le fusioni e acquisizioni cross-border, ad indicare un approccio non organico verso l’internazionalizzazione.

 

“Il sostegno monetario è come il magma, che si accumula e scorre rapidamente sottoterra,” conclude il capo economista di Euler Hermes Ludovic Subran. “Il magma è utile perché “sostiene” la placca, ma di tanto in tanto può causare improvvise eruzioni (come la caduta dei prezzi petroliferi) o bolle. Le principali regioni del mondo sono come le placche tettoniche: si muovono lentamente, ma possono entrare in attrito fra loro”.