Commercio globale: continua la stagnazione degli scambi a causa della debole ripresa

31.03.2015
 

Italia: attesi € 25 miliardi di export

 

Roma, 30 MARZO 2015 – Un preoccupante mix di crescita economica stagnante, debole pressione sui prezzi e persistente sovracapacità rendono opaca la previsione economica nell’immediato futuro, secondo quanto evidenzia il nuovo rapporto (“Global trade: What’s cooking?”) di Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti.

 
 
Nell’individuare le tre ragioni principali del persistente rallentamento degli scambi commerciali, il Presidente del Management Board di Euler Hermes Wilfried Verstraete ha detto: “Innanzi tutto, i programmi di austerità hanno ridotto a livello generale la spesa pubblica, storicamente un importante fattore di crescita. In secondo luogo, sono diminuiti i volumi globali di import ed export e data la loro intercorrelazione, l’impatto sulle “supply chains” si è rivelato esponenziale indebolendo ulteriormente la crescita e il commercio globale. Infine e soprattutto, la ripresa dei consumi e degli investimenti, gli elementi principali dell’espansione commerciale, è modesta. Di conseguenza, il commercio globale non guida più il PIL mondiale, ma semplicemente lo accompagna.”
 

 

 

Modesta la crescita nominale degli scambi internazionali (+1,8% e +4,5% rispettivamente nel 2015 e 2016). In base alle previsioni di Euler Hermes, il commercio nominale internazionale crescerà di appena l’1,8% quest’anno e solo del 4,5% nel 2016, una frazione rispetto al 12% di espansione annuale globale a cui si è assistito fra il 2001 e il 2008. Secondo il rapporto, le maggiori pressioni negative sui prezzi “prosciugheranno” di 560 miliardi di dollari il commercio nominale solo nel 2015, mentre a sette anni dalla crisi finanziaria la ripresa globale del mercato delle merci e dei servizi si muove ancora con fatica. Il rischio di un circolo vizioso è molto concreto: le pressioni deflazionistiche si intensificano ed i margini operativi diminuiscono a tal punto che i prezzi al consumo sono così bassi che le imprese faticano a mantenersi redditizie. Di conseguenza, cresce in tutti i paesi la necessità di spingere la domanda interna facendo maggiore affidamento sulle proprie risorse, mentre allo stesso tempo si cerca di stimolare le esportazioni. Il rischio è quello di un maggiore protezionismo sotto forma di guerre valutarie, controlli tariffari ed altre restrizioni commerciali.

 

 

I primi esportatori dovrebbero essere i paesi asiatici con 221 miliardi di dollari di esportazioni addizionali nette nel 2015. Globalmente la Cina supererà gli Stati Uniti per maggiori profitti ottenuti da un singolo paese, seguiti da Germania, Giappone e Corea del Sud. Fra i paesi più indietro ci sono il Brasile e il Cile a causa della caduta dei prezzi delle materie prime, mentre il Portogallo e l’Ungheria risentono di scarsa competitività. Il rapporto definisce anche un quadro di riferimento dove i paesi sono suddivisi secondo la domanda prevista di importazioni nel 2015-16 ed i relativi livelli di rischio, che permette di individuare le opportunità e le insidie potenziali. Euler Hermes identifica i paesi con una crescita elevata ed un rischio comparativamente minore, come l’Estonia e la Corea del Sud, annoverate fra “le 15 Prelibatezze”. Vengono messi in guardia gli esportatori che si avventurano in quei paesi i cui mercati sono già saturi come il Canada, la Svizzera e l’Australia, in quanto attirano per l’apparente sicurezza, ma offrono purtroppo una crescita piatta.
 

 

 
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